La stampa britannica aveva definito il rilascio – deciso dall’esecutivo scozzese per motivi umanitari, dato che Al megrahi è malato terminale – una “umiliazione” del governo britannico: “Pretendere che la decisione non sia stata
guidata da interessi politici e che non sia esistito un livello
di consultazioni, se non collusione, fra Edimburgo è Londra è
qualcosa che solo gli stupidi possono credere”, aveva scritto l’independent; inoltre, l’esecutivo britannico sarebbe poi rimasto sorpreso dalla reazione fortemente negativa dell’Amministrazione Obama.
successo propagandistico per Gheddafi, mentre i Paesi occidentali potrebbero d’altra parte completare un riavvicinamento motivato non solo dal possibile ruolo di Tripoli nella lotta al terrorismo mondiale, ma anche dalle cospicue riserve di gas naturale e petrolio di cui dispone la Libia.
In particolare, la liberazione di Al Megrahi potrebbe portare al
via libera da parte delle autorità libiche alla britannica Bp di
avviare le attività di prospezione previste da un accordo firmato con Tripoli nel 2007, finora ostacolate dalla mancanza di equipaggiamento pesante.
Secondo gli analisti tuttavia il suo rimpatrio è stato trattato – almeno per gli standard libici – in tono relativamente minore: nessuna delegazione ufficiale, nessuna diretta televisiva, segno che Tripoli cerca di non scuotere più di tanto i rapporti con l’Occidente; lo stesso Gheddafi ha paragonato il ritorno di Al Megrahi a Tripoli a quello delle cinque infermiere bulgare condannate per aver infettato 400 bambini libici con il virus dell’Hiv, e che dopo il rilascio vennero accolte a Sofia con scene di giubilo.
Fonte: www.laprovinciadicomo.it