La composizione è uno dei rari esempi di rappresentazione di una donna nuda nella pittura olandese, vincolata da una rigorosa morale calvinista e la stessa imperatrice Caterina II, che fu proprietaria della tela, non la teneva in mostra nel suo palazzo, perché turbata da una nudità così sconvolgente per la sofferta carica di umanità della donna, accentuata da una luce calda e da una pennellata carica di materia.
La sensuale Venere allo specchio (fig 13), realizzata intorno al 1650 e per un periodo a Napoli nella collezione del marchese del Carpio, oggi conservata alla National Gallery di Londra, ci permette idealmente di collegarci, con un sottile filo erotico, agli illustri precedenti delle Veneri di Giorgione e di Tiziano, dipinte nel Cinquecento, e di giungere fino alla Maya Desnuda (fig 20) di Goya ed alla Olympia(fig 28) di Manet, che hanno visto la luce in pieno Ottocento.
Tutte queste sfolgoranti immagini di donne nude, che si offrono audacemente allo sguardo, trasferite dalle riservate stanze dei collezionisti committenti alle pubbliche sale dei musei, hanno negli anni accumulato un enorme potenziale erotico inconscio e sono state vittima dell'ira bacchettona dei singoli e delle istituzioni: la Venere allo specchio fu infatti aggredita a colpi d'ascia nel 1914 da una suffragetta, femminista ante litteram, che le cronache ci descrivono tanto racchia quanto infuriata ed i cui fendenti scriteriati provocarono un delicato restauro fatto durare dalla amministrazione del museo oltre cinquant'anni, mentre la Maya desnuda, trasformata dalle poste spagnole in francobollo, assieme alla collega vestita, fu per anni respinta al mittente se spedita negli Stati Uniti, le cui autorità erano certe di preservare in tal modo la morale dei cittadini di quella grande nazione, ritenuta da sempre faro di libera circolazione di idee e democrazia.
In questa veloce carrellata è presente con numerosi esempi anche il Settecento, il quale, dominato dal Rocaille e dal Rococò a differenza del Seicento, secolo delle passioni e del dramma, è nell'Arte ricerca di grazia languida e di raffinatezze formali, di vaporose elegie e di frivoli sentimenti, di evasione dal grigiore della realtà e di fuga nel mondo ideale della mitologia, ma soprattutto di capricciosa gioia di vivere.
Fonte: http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=20179